Annunci: Dialoghi immaginari fra i corridoi del Majo a proposito dello stage di accoglienza ad Agape

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Dialoghi immaginari fra i corridoi del Majo  a proposito dello stage di accoglienza ad Agape

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Conversazione immaginaria n. 1 fra colleghi prima del soggiorno

-          Io proprio non capisco perché ce li portate i ragazzi.

-          Li portiamo perché …

-          Non lo capisco lo stesso.

-          Ma, hai mai partecipato ad uno stage di accoglienza di una prima?

-          No, mai

-          Ah, capisco.

 

Conversazione immaginaria n. 2 fra colleghi prima del soggiorno

-          Allora, la tua prima parteciperà al soggiorno?

-          Eh, non so. Dobbiamo vedere com’è la classe.

-          Scusa, non capisco. Se fosse una bella classe non la portereste? Non avrebbe il diritto di partecipare?

-          Non è questo il problema. Se è una classe difficile la lasciamo a casa.

-          Che se senso ha? Non è una gita premio, più i ragazzi mostrano problemi relazionali fra loro e con i docenti, meno sono stimolati dalle attività scolastiche e inclini a rispettare le regole, più è interessante coinvolgerli in questa attività. E’stata pensata proprio come rinforzo delle competenze di cittadinanza. Sono queste le occasioni per stare insieme, per conoscersi, per sperimentare contesti reali di qualità, nei quali ritrovare i valori per la società di domani

-          Ah, guarda. Glielo abbiamo già detto: se non vi comportate bene non vi portiamo. Ce lo hanno detto anche alcuni genitori: se non migliorano i voti non li mandiamo

-          -Per caso non stiamo facendo come quei medici che preferiscono curare pazienti sani? Così non rischiano di sbagliare ed è più facile.

 

Conversazione immaginaria n. 3 fra docenti partecipanti al soggiorno al loro ritorno

-          Che mi dici di Prali? Come ti è sembrata la struttura? Le attività?

-          Mi sembra che alla base di tutto pulsi un’idealità, un modello educativo”

-          A me è piaciuto il mettersi in gioco degli educatori, la proposta di attività coinvolgenti. Il modello un po’ meno professionale rispetto al passato ha pagato molto in termini di coinvolgimento e sintonia con i ragazzi

-       Ah sì, questi ragazzi che vengono da ogni parte del mondo a lavorare con i nostri studenti, sono stati davvero una piacevole scoperta

-     E poi bello il coinvolgimento nelle attività di gestione della struttura. I ragazzi si sono divertiti ad apparecchiare, sparecchiare, lavare piatti e pentole, aiutare in cucina dopo il pasto. Lo avresti mai detto?

-         I ragazzi sanno sempre sorprenderci in contesti positivi.

 

Conversazione immaginaria n. 4 fra chi vi è stato e chi no

-         Cosa ti ha colpito maggiormente del soggiorno di quest’anno?

-     Il modello Agape! E’ un posto unico gestito totalmente da volontari in piena sintonia educativa, in cui tutto è volto all’incontro, alla relazione, allo stare insieme di qualità.

-         Cioè?

-        La stanze sono piccolissime, per evitare che i ragazzi si isolino, senza chiavi, gli spazi comuni ampi, per il gioco e le attività insieme. Le due classi partecipanti lavorano sempre insieme e non si genera confusione.  Il bar non smercia Coca Cola, i pasti non prevedono cibo da mensa, la raccolta differenziata è totale. I messaggi trasmessi ai ragazzi di estrema tolleranza e apertura all’incontro fra culture

-         Ok, ma com’è organizzato quel posto?

-      Nella struttura vivono una decina di residenti che vi lavorano gratuitamente per scelta per uno, due o tre  anni, compresi i direttori che sono obbligati a risiedere in loco. Gli altri sono in numero variabile e giungono a Prali a seconda delle necessità. Tutti hanno in comune la filosofia che sta alla base del progetto, un approccio spirituale, ma non necessariamente religioso. Molti volontari sono atei, altri di confessioni fra loro differenti.

-          Che cosa ti sei portato a casa?

-          Un aspetto quasi magico, in cui si fatica a comprendere come tutto possa funzionare con una struttura di soli volontari di cui molti non conoscono ancora la lingua italiana. L’incontro con una comunità d’altri tempi in cui è possibile trovare un senso di sé e tornare a pensare inseguendo qualche utopia e vedendola in parte concretizzarsi. Un modello educativo coerente, dal cibo, alla cura dell’ambiente, dal lavoro, alle relazioni fra persone, dal rispetto reciproco al senso di libertà per tutti.

-          Cosa ti è mancato?

-          Forse un maggiore contatto con la montagna, la neve, il paesaggio.

 

Conversazione immaginaria n. 5 fra insegnate e studenti

“Prof, è stato fighissimo”. “Ci siamo divertiti tanto”. “Ha visto? Abbiamo giocato tanto , come ci aveva chiesto, ci siamo messi in gioco”.  “E’ stato bello aiutare per i pasti”. “Le abbiamo dimostrato che sappiamo parlare uno alla volta, stare in cerchio, guardarci in faccia mentre parliamo, anche quando non siamo in classe” “Siamo una squadra?” “Abbiamo cercato di integrare anche l’altra classe. Se n’è accorto? Abbiamo fatto un po’ fatica”. “Ci torneremo l’anno prossimo?” “Ma è contento di noi?” “Vero che non si è mai arrabbiato con noi?”

“Siete stati molto convincenti. Abbiamo sperimentato il modello del rispetto , della coerenza (ci siamo anche detti quando non lo abbiamo rispettato), siete stati affidabili, sempre puntuali, collaborativi, organizzati, non vi siete mai fatti richiamare. Avete giocato da adolescenti e ragionato, per quanto possibile, da grandi. Avete autonomamente gestito in libertà il tempo della didattica e quello del gioco, la notte e il giorno con molta responsabilità”.

                                                                                                                                             Alberto Elia

 

 

 

 

 

 

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Elemento creato il 17/02/2020 09:19 da Alberto Elia
Ultima modifica eseguita il 17/02/2020 09:19 da Alberto Elia