Annunci: Il progetto accoglienza classi prime termina qui: ad Agape a Prali

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Il progetto accoglienza classi prime termina qui: ad Agape a Prali

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Mi è stato chiesto di raccontare in una manciata di parole, destinate a chi non ha vissuto l’esperienza, che cosa significa passare due notti e tre giorni a Prali, presso la struttura di Agape, con i propri studenti. La risposta è molto complessa, perché sono una sessantina di ore davvero colme di emozioni e sfaccettature, per cui ho deciso di provare a rendere l’idea ripercorrendo cronologicamente alcune delle mie sensazioni così come si sono presentate.

L’arrivo alla struttura: pietra, legno e grandi vetrate; raccolta nelle sue dimensioni; sei al chiuso, eppure sembra di svolgere le attività in mezzo al bosco innevato.

I bagni in comune: quando sono arrivato per lavarmi i denti ho trovato lì altri tre studenti; ho detto loro: “Oh no, che imbarazzo. Ora scoprirete che quando mi lavo i denti sono un macchina spargi dentifricio”. Rompere certe barriere non è facile e spaventa sempre. Forse è perché ci hanno insegnato che rompere le barriere mina il nostro ruolo, quando invece ha solo a che vedere con la vicinanza fra le persone.

Il cibo: è una piccolezza, per carità; però è forse la prima struttura in cui mi sembra che il cibo sappia di cibo e non di mensa. Alcuni studenti hanno sviluppato una dipendenza da hummus, salsa che non avevano mai assaggiato prima d’ora.

La crescita: è l’inizio del secondo giorno, quando parte la musica (richiamo per l’inizio delle attività) i ragazzi si avvicinano subito, senza bisogno di andarli a stanare come il giorno precedente. La macchina comincia a funzionare, in maniera spontanea.

Gli educatori: Lucas si avvicina per condividere un paio di riflessioni, cerchiamo Manuela per chiedere il chiarimento sul significato di un’attività, passo al bar a prendere un caffè e vedo Chiara e Lara impegnate in una partita di calcetto all’ultima pallina con due ragazzi super presi bene dell’altra prima. C’è un’ottima squadra con cui confrontarsi, crescere, ri-progettare. Siamo fondamentalmente tutti qui per lavorare, perché non c’è un attimo (a parte quando si va a dormire) che non sia a contatto con i ragazzi; eppure non si percepisce mai quel “timbrare il cartellino” che ormai scandisce ogni nostra giornata.

I messaggi che passano: Agape è impegnata su tematiche quali il razzismo, la diversità, il genere; per la struttura sono disseminati simboli che ricordano queste tematiche. È stato bello scoprire che buona parte degli studenti avevano presente il significato di quella piccola installazione rossa, composta da una sedia, una pelliccia e un paio di scarpe con i tacchi. Come mi ha fatto notare una collega, vuol dire che le giornate organizzate al Majorana per sensibilizzare su precise tematiche (in questo caso la violenza sulle donne) lasciano un’impronta importante sui nostri studenti. E, sempre come suggeriva la collega, poter fare quest’esperienza indicativamente a metà anno scolastico permette anche di verificare il raggiungimento di certi obiettivi.

Una porta: i ragazzi chiedono la nostra mano e tendono la loro. Il problema è che le quattro mura grigiastre della classe, e il panorama poco rinvigorente che si intravede fuori dalle finestre del nostro istituto (per non parlare dell’obbligo di stare sempre insieme per tutte quelle ore) buttano un sacco di fumo sia nei nostri sia nei loro occhi. A Prali questo fumo non c’è. Se solo ti metti in gioco e provi a osservare, scopri dove sta la crisi, ti rendi conto di quanto in realtà siano disposti a parlare e ad ascoltare. Prali è un’occasione per ritrovare lo stimolo. Chiaramente si tratta di una piccola occasione, ma visto che siamo abituati a navigare nel buio, anche un piccolo punto saldo può portare a grandi trasformazioni.

                                                                                                                 Riccardo Bnà​

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Elemento creato il 17/02/2020 08:58 da Alberto Elia
Ultima modifica eseguita il 17/02/2020 08:58 da Alberto Elia