Annunci: Incontrare la Turchia

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Incontrare la Turchia

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Il progetto Erasmus ha consentito ad alcuni studenti del Majorana di sperimentare una didattica più aperta e condivisa, ma in particolare ha permesso loro di avvicinarsi ad abitudini diverse dalla propria e trovare nuovi canali di comunicazione rispetto a quelli quotidiani usati nel proprio paese.

Il viaggio organizzato in Turchia è stato fin dal principio quello che maggiormente ha richiesto una pianificazione più attenta ed è stato quello che fin dal principio è stato visto con una certa diffidenza dagli studenti dell’istituto.

Sulla base di quali pregiudizi si sia creato nel tempo una somma di paure e disinteresse per questo paese sarebbe lungo da spiegare e forse anche inutile in questo contesto, ma appare oggi significativo raccontare ai viaggiatori in poltrona che cosa abbiamo incontrato, che cosa abbiamo visto e, soprattutto, che cosa è rimasto dentro di noi.

La città di Konya è stata la nostra destinazione.

Konya è una città situata nell’Anatolia centrale, conosciuta perché qui si trova la tomba del poeta sufi persiano Gialal al-Din Muhammad Rumi, meglio conosciuto come "Mevlana". Egli fu il fondatore dell'ordine dei dervisci rotanti e qui trascorse gli ultimi cinquanta anni della sua vita.

Il viaggio per raggiungere questa città è abbastanza impegnativo, bisogna prima arrivare ad Istanbul e poi un secondo volo per Konya, ad attenderci al nostro arrivo c’erano due colleghi che avevano affittato per l’occasione un furgone modello “famiglia Bradford” all’interno del quale siamo stati stipati sia noi che il gruppo proveniente dalla Romania, la partenza si è fatta subito interessante!

Ozgur e Oktay, i due colleghi turchi, ci hanno supportato per l’intera durata del soggiorno offrendoci la possibilità di visitare ogni luogo di questa città e non solo, hanno addirittura organizzato una gita di un giorno in Cappadocia.

Davvero lungo descrivere ogni luogo visitato, ma mi soffermerò su alcune percezioni visive e olfattive che mi hanno colpito così profondamente da lasciare un segno nella memoria.

I turchi di Konya sono profondamente religiosi e cinque volte al giorno il muezzin richiama alla preghiera, la voce si diffonde dalla moschea più vicina all’hotel per mezzo di altoparlanti e richiama la prima volta alle 6,30, la voce giunge come un lamento, lento e melodioso, che lascia pensare a quanta spiritualità la nostra società si è buttata alle spalle, in ogni luogo ci si possa trovare, la via della Mecca  è sempre indicata con una freccia alla parete o sul soffitto.

Le moschee sono luoghi di silenzio e di raccoglimento dove anche il suono dei passi è attutito dai numerosi tappeti che ricoprono il pavimento, la loro preghiera non è fatta solo di pensieri e parole, ma ha un suo rito legato al corpo, si inginocchiano e si piegano per toccare con la fronte il pavimento, non usano panche o sedie.

La stessa preghiera è per loro così importante che richiede una preparazione ed è così che lungo le strade si trovano delle fontane, quella che mi ha colpito di più era nel centro della città, in un piccolo quartiere antico di botteghe, al centro un pilastro sufficientemente largo da poter essere contornato da una serie di rubinetti e all’esterno circondato da panche della stessa pietra della colonna, i fedeli prima di accedere alla moschea vanno a lavarsi i piedi e le mani e poi a pregare, senza preoccuparsi della temperatura, che nei giorni del nostro soggiorno era piuttosto fredda.

Questo rito di purificazione è davvero molto significativo ed esprime il rispetto e l’amore verso Dio.

Un altro aspetto da condividere riguarda il saluto che usano tra di loro quotidianamente, tutti incontrandosi si stringono la mano e si baciano sulla guancia, questo accade anche tra colleghi di lavoro, tra persone che si incontrano ogni giorno ed è un modo particolarmente intenso di esprimere il buongiorno ad un collega o ad un amico. Non ho potuto fare a meno di pensare che a volte noi dimentichiamo di salutarci o incrociandoci velocemente nel corridoio ci limitiamo ad alzare una mano in cenno di saluto, senza prestare particolare attenzione al nostro gesto.

In ultimo non posso non parlarvi della cucina turca, non pensate al tipo di portata quanto piuttosto a un rito che anche a tavola si consuma e si ripete ogni giorno.

Non appena ci si siede a tavola subito i camerieri dispongono delle piccole ciotole colorate con all’interno delle salse speziate e piccanti, oppure delle cipolle con pomodoro, olive, yogurth e naturalmente il pane tipo pitta appena cotto e profumato, il tutto in attesa delle successive pietanze.

 Davvero curioso come da questi piccoli contenitori abbia inizio la nostra prima lezione di condivisione, tutti attingono dalla stessa ciotola e tutti rispettano la possibilità di consentire ad ogni commensale di avere la propria parte.

Generalmente in Turchia si serve un piatto unico che prevede sia carne che riso o solo carne, ma non mancano zuppe di legumi e splendide e ricche insalate.

I dolci sono secondo la tradizione a base di sfoglia croccante, miele e mandorle o pistacchi.

Ogni pasto si conclude con il thè, che in realtà è un rito che ci accompagna nella giornata dalla colazione alla cena e diventa un’abitudine per tutti noi alla quale non sappiamo rinunciare.

Il thè è sempre offerto in piccoli bicchieri di vetro e viene anche servito se si entra in un negozio a comprare, mentre si sceglie la merce, si contratta, si sorseggia e inevitabilmente e alla fine non si esce a mani vuote da questi splendidi bazar di spezie o di foulard dalla miriade di colori, tessuti e profumi.

Comprendere l’importanza che questo popolo dà all’ospitalità basti pensare che una nostra allieva è stata invitata a cena a casa di una ragazza turca, che a sua volta lei aveva ospitato e la famiglia turca le ha permesso di conoscere le loro abitudini, si sono seduti su un tappeto intorno ad un tavolino e le hanno insegnato come usare il tovagliolo per non sporcarsi durante il pasto e le hanno presentato zie e cugini e in particolare l’hanno invitata al matrimonio della loro figlia più grande, trattandola come un componente della propria famiglia.

Lasciare la Turchia, ripartire da questi splendidi luoghi significa tornare a casa più ricchi, più che un viaggio questa esperienza è una lunga riflessione sul nostro stile di vita e sulla necessità di conoscere luoghi, persone e consuetudini.

In occasione dell’ultima cena, consumata con i colleghi turchi e le loro rispettive mogli, proprio da una di queste donne ci è stata regalata una collana per ringraziarci di aver cenato in loro compagnia, il saluto di questa donna ha previsto come ultima parola:

Insciallah

Perché nel nostro augurio vicendevole di poterci incontrare ancora, un musulmano non dimentica mai di aggiungere: “se Dio vuole”.

                                                                                                                                                            Loredana D’Orta

 

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Elemento creato il 09/05/2019 23:54 da Alberto Elia
Ultima modifica eseguita il 09/05/2019 23:54 da Alberto Elia