Annunci: La gita: un’incombenza o un’occasione?

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La gita: un’incombenza o un’occasione?

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C’era una volta la gita

Il rito iniziatico della gita un tempo arrivava, indiscusso, una volta l’anno. Si portava dietro esperienze indimenticabili: storie di amori nati o finiti, amicizie consolidate, alleanze intessute poi tradite…un bagaglio di ricordi importanti, intrinsecamente legati agli anni della scuola.

Oggi è tutto cambiato. Molti istituti hanno definitivamente rinunciato alla gita – nel frattempo trasformatasi, solo nominalmente, in “viaggio d’istruzione” - accampando le ragioni più diverse: dall’ingovernabilità dei ragazzi, al loro disinteresse cronico, all’eccessiva responsabilità per i docenti, alle molte ore di lavoro non riconosciute e ancor meno retribuite.

In questo quadro di problemi reali, che investe tutte le realtà scolastiche italiane compresa la nostra, abbiamo tuttavia deciso di tener duro. Il Majorana insiste nel tentativo di proporre agli studenti un’esperienza potenzialmente significativa ma legata, senza equivoci, al tempo-scuola.

Un altro modo di fare didattica

La nostra prima sfida è capovolgere l’idea che molti ragazzi si son fatti della gita, pensata come opportunità di “sballo” occasionale coi compagni. Il viaggio d’istruzione, in quanto tale, deve invece diventare un prolungamento del tempo-scuola, anche se vissuto in un contesto diverso. Questo non implica affatto noia o coercizione, piuttosto dimostra quanto scoprire la realtà “fisica” di ciò che si propone a lezione - un monumento, un luogo, un ambiente - aggiunga senso e profondità al percorso educativo; anche perché, “udite udite”, può essere interessante e addirittura divertente. Insomma, la gita può davvero trasformarsi in un’occasione per ricucire il rapporto, sempre più slabbrato, degli studenti con l’istituzione scolastica e il sapere.

In quest’ottica la Commissione – che ha lavorato tenendo conto delle richieste di snellimento organizzativo – ha cercato di proporre mete solidamente ancorate ai programmi di studio delle varie classi. Inoltre, per rendere più efficace e gestibile l’attività, si è pensato di creare gruppi numericamente più contenuti, così che gli accompagnatori abbiano minori difficoltà di controllo e le esperienze di visita siano vissute con più tranquillità e concentrazione.

Nella stessa direzione muove la richiesta che ogni gruppo sia accompagnato da due docenti del Consiglio di Classe: molti fra noi sanno cosa significhi guidare studenti non propri, refrattari ad accogliere le indicazioni di “sconosciuti” che non considerano figure autorevoli. Portare in giro i propri allievi è molto più semplice, agevole e didatticamente fruttuoso.

Rafforzare il senso di comunità

L’ultima osservazione ruota intorno al senso di comunità e all’idea della scuola come luogo di “cittadinanza” attiva.

Oggi i legami tra i ragazzi – compagni ma non sempre amici - sono labili: più che in passato si devono affrontare dinamiche di branco e conseguentemente di esclusione. La gita è l’unico momento in cui è possibile lavorare sull’inclusione al di fuori delle relazioni sclerotizzate dello “spazio-classe” ma, pur sempre, all’interno della “comunità-classe”. È un osservatorio privilegiato sugli studenti che non di rado rivelano aspetti di sé nascosti o soffocati nella routine scolastica. Insomma, la gita è un’occasione per tutti: docenti e discenti. Un’opportunità per conoscersi, conoscere e capirsi. Di più e meglio.

                                                                                                          Francesca Salvadori

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Elemento creato il 07/01/2019 16:28 da Alberto Elia
Ultima modifica eseguita il 07/01/2019 16:28 da Alberto Elia